LA BIOIMPEDENZIOMETRIA

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Come anticipato in un precedente articolo, nella valutazione della composizione corporea (massa grassa, massa magra, acqua totale) di una persona sportiva e non, l’impedenziometria è una delle metodiche più utili, se non addirittura indispensabili a tal scopo. Questa tecnica permette di conoscere la concentrazione e la distribuzione totale di acqua all’interno di un soggetto.

Attualmente, grazie alle nuove tecnologie sviluppate, è uno tra gli strumenti di valutazione corporea più diffuso, e non esclusivamente nei contesti medici.

Per questa metodologia, il corpo umano è immaginato come composto da cinque cilindri (torso ed arti) collegati tra loro ma aventi lunghezze e larghezze ovviamente non uguali.

Di conseguenza queste sezioni presenteranno differenti resistenze al passaggio di corrente (Foster K.R, e Lukaski H.C., 1996).
Entrando più nel dettaglio, il termine “bioimpedenzionetria” definisce l’applicazione di una corrente elettrica a bassa frequenza (generalmente tetra polare, con un circuito costituito dal corpo e da quattro elettrodi collegati in coppia sulla mano e sul piede dello stesso lato) che evidenzia due compartimenti a diverso comportamento conduttivo (Lukaski et al., 1986):

1) I fluidi intra ed extra-cellulari: simili ad un conduttore “resistivo” e responsabili quindi della “resistenza” (indicata con R), che è la capacità di tutte le strutture biologiche di resistere ad una corrente elettrica.

2) Le membrane cellulari, che si comportano invece come un conduttore “reattivo”: esse definiscono pertanto la reattanza (indicata con Xc), che è una misura indiretta delle membrane cellulari integre ed è rappresentativa della massa cellulare. Queste due proprietà costituiscono assieme la cosiddetta “impedenza” (indicata con Z): la resistenza che un conduttore oppone al flusso di una corrente elettrica alternata.
Pertanto, poiché i tessuti privi di grasso contengono quasi tutta l’acqua di un corpo, la conduttività sarà molto più elevata nella massa magra rispetto a quella grassa, proprio perché buoni conduttori e vie di bassa resistenza. All’opposto i tessuti adiposi, cattivi conduttori, costituiscono una via di passaggio della corrente molto resistiva.
Quindi una persona in sovrappeso o disidratata offrirà una maggior resistenza (e quindi una più alta impedenza) al passaggio della corrente rispetto ad un soggetto magro, idratato o muscoloso.
Questa metodologia permette quindi di predire, con un buon livello di precisione, l’acqua totale, i fluidi intra ed extra-cellulari, la massa magra e quella grassa.

Il test di bioimpedenziometria si deve svolgere rispettando alcune condizioni di procedura standard: il soggetto deve stare supino su un lettino con lieve abduzione dei suoi arti e, soprattutto, essere preferibilmente in condizioni di assoluto riposo e a digiuno. Questo perché si è dimostrato che studi bioimpedenziometrici effettuati subito dopo un esercizio o un pasto, presentavano il valore di R variato di un 3% rispetto alle condizioni standard. (Kushner R.F. et al., 1986; Deurenberg P. et al., 1988). Gli elettrodi vanno poi applicati in coppia sulla superficie ben pulita della mano e del piede dello stesso lato, ripetendo se possibile il test due/tre volte per paziente. Questi elettrodi vengono infine fatti attraversare da una corrente alternata e Z viene rilevata come densità corporea che, correlata con l’altezza, la massa, e in qualche caso, anche con l’età e l’attività fisica svolta, permette di ricavare moltissime informazioni.

Per estrapolare questi dati nel miglior modo possibile, è importante puntualizzare che la metodologia impedenziometrica più evoluta è quella “vettoriale” (Piccoli A. et al., 1996), composta cioè da una rappresentazione grafica dell’impedenza bioelettrica. I risultati di resistenza e reattanza non sono “manipolati” matematicamente ma rappresentati qui come vettori in un grafico statistico (composto da dati elettrici pregressi formanti un’ellisse) sottoposti poi ad un confronto di misure che possono deviare più o meno dalla media ideale di popolazione.

Ciò permette pertanto una valutazione dello stato di nutrizione ma, principalmente, dell’assetto idrico del soggetto senza calcolo matematico dei dati.

I vantaggi di questa metodica sono l’estrema maneggevolezza e trasportabilità delle attrezzature, la non invasività, la facilità e velocità dell’esame, i discreti livelli di riproducibilità, i buoni livelli di attendibilità ed i costi di acquisto e gestione contenuti.
Bibliografia:

Deurenberg P., Westrate J.A., Paymans I., Van der Kooy K., Factors affecting bioelectrical impedance measurements in humans, in Eur J Clin Nutr, 1988, vol. 42, p. 1017 ss;

Foster K.R., Lukaski H.C., Whole-body impedance – – what does it measure?, in Am J Clin Nutr, 1996, vol. 64, p. 388S ss;

Kushner R.F., Schoeller D.A., Estimation of total body water in bioelectrical impedance analysis, in Am J Clin Nutr, 1986, vol. 44, p. 417 ss;

Piccoli A., Piazza P., Noventa D., Pillon L., Zaccaria M., A new method for monitoring hydration at high altitude by bioimpedance analysis, in Med Sci Sports Exerc, 1996, vol. 28, p. 1517 ss;