PERCHÈ INGRASSIAMO?

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Valutando il paziente è fondamentale che un professionista sappia bene cosa sia l’obesità, proprio per fornire alla persona in esame il miglior metodo dietetico e, auspicabilmente, sportivo in grado di favorire un graduale ma costante cambiamento di composizione corporea.

La definizione di obesità è quella di una patologia cronica multifattoriale che si esprime nel fenotipo quando intervengono predisposizioni genetiche, fattori ambientali scatenanti o entrambi (De Ferranti S. & Mozaffarian D., 2008).
La conseguenza del suo sviluppo è l’aumento del peso corporeo, dovuto principalmente ad un prolungato accumulo del grasso di deposito.

Tra le cause predisponenti ci sono, in particolare, fattori genetici come, ad esempio, il polimorfismo del gene per il TNF-α, che svolgono un ruolo fondamentale nel dispendio energetico del cibo assunto. Essi non sono ovviamente modificabili ed hanno un ruolo fondamentale nello stabilire a priori quale saranno (variabili ambientali permettendo) il peso, la corporatura, la distribuzione del grasso, le forme corporee e la regolazione delle riserve energetiche nel soggetto. Tutto questo può essere paragonato ad una “programmazione”, impressa su di noi al momento del concepimento, che determina come saremo molto probabilmente da adulti.

Avere una predisposizione genetica, comunque, non significa necessariamente essere destinati ad avere un’esistenza in sovrappeso.

Per arrivare alla comparsa ed incremento dell’obesità occorre che le persone siano esposte anche a fattori ambientali scatenanti: questi ultimi sono importanti tanto quanto la componente genetica. In particolare, un ruolo importante è svolto dall’assunzione continua e reiterata nel tempo di razioni alimentari eccessive e/o di scarsa qualità nutrizionale. Fenomeno attualmente in preoccupante crescita, soprattutto nei soggetti giovani.

Altro determinante importantissimo nello sviluppo dell’obesità è il ruolo della sedentarietà: cioè una vita senza, o con una sempre più ridotta, attività fisica. Quest’ultima intesa non solo come sport, ma come movimento spontaneo. La riduzione dell’attività fisica quotidiana, purtroppo, è ormai un dato ampiamente denunciato (McInnis K.J. et al. , 2003).
Bibliografia:

De Ferranti S., Mozaffarian D., The perfect storm: obesity, adipocyte dysfunction, and metabolic consequences, in Clin Chem, 2008, vol. 54, p. 945 ss;

McInnis K.J., Franklin B.A., Rippe J.M., Counselling for physical activity in overweight and obese patients, in Am J Physician, 2003, vol. 67, p. 1249 ss;